Mia nonna era il ramo incurvato dalle nascite.
Era il volto della casa seduto in cucina.
Era l’odore del pane e della mela conservata.
Era la mano del rosmarino e la voce della preghiera.
Era la povertà dei lunghi inverni.
Quindici figli mangiavano dalle sue mani miracolose.
Quindici figli dormivano col suo sonno d’aquila.
Nipoti e pronipoti abbiamo continuato a passare
nelle sue braccia magre.
Ma lei è sempre la mano che mescola
l’acqua e la farina.
E il silenzio delle notti pieno d’uccelli
addormentati.
E il braciere dell’infanzia con la focaccia
che scappava.
Efrain Barquero
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